Dall’inizio di questo 2019 è già la terza volta e onestamente comincio ad averne abbastanza.
Di cosa sto parlando? Semplicemente di clienti (o potenziali clienti) che mi chiamano per interventi da mani nei capelli.
Iniziamo da chi vuole aprire al volo un’attività commerciale e in dieci giorni si aspetta il progetto, l’esecuzione dei lavori, la Dichiarazione di Conformità e l’aumento di potenza elettrica dal fornitore.
Proseguiamo con il cliente che durante il sopralluogo preliminare per la sua nuova sede ti tira fuori un residuo di quadro elettrico da 32 moduli (smontato chissà dove e chissà quando, tra l’altro già abbondantemente cannibalizzato) che vorrebbe tanto riutilizzare per risparmiare qualcosa.
Concludiamo con l’impianto da 30kW che improvvisamente ha seri problemi di equilibratura delle fasi: peccato che si estenda su una superficie di qualche migliaio di metri quadrati, che non esiste un pezzo di carta con uno schema o un disegno, che ci siano derivazioni monofase da linee trifase nascoste chissà dove e che quando arrivi è quasi tutto spento.
Immagino queste persone quando vanno a comprare un’auto nuova: “Voglio la versione super personalizzata con consegna tra tre giorni sennò non scarico l’IVA, gli pneumatici me li scali che già ho quelli smontati dalla 127 di mio zio e non mi chiedere la patente che sono 40 anni e guido e nessuno deve venire ad insegnarmi nulla!”
Ma la colpa non è soltanto loro: è che manca la cultura dell’impianto elettrico e la percezione di quanto sia importante non solo per la sicurezza delle persone e delle cose, ma anche e soprattutto per la funzionalità delle attività commerciali e produttive.
Hai risparmiato sul progetto? Sul quadro elettrico? Ci metto la mano sul fuoco che al primo problema quel risparmio non basterà a coprire le spese per il professionista, l’installatore e il fermo dell’attività.

